Le origini del nome di Gaeta sono
tuttora avvolte nella leggenda: Strabone
indicò la sua provenienza
dal termine "Caiatas" usato dai pescatori laconi per indicare il
sito, con chiaro riferimento all'ampia insenatura del suo
golfo;
Diodoro
Siculo collegò
queste terre al mito degli argonauti facendo derivare il nome della
città da "Aietes", mitico padre di Medea (figlia di Circe), la maga
innamorata di Giasone.
Virgilio,
nell' "Eneide" (Eneide, VII, 1-4) trovò la sua origine nel nome
della nutrice di Enea,"Cajeta", sepolta dall'eroe troiano in quel
sito durante il suo viaggio verso le coste laziali.
Dante,
quasi a significare la storicità dell'Eneide, confermò
l'avvenimento
(Inferno, XXVI, 92).
I primi insediamenti nel territorio di Gaeta risalgono al VIII
secolo a.C., ma fu solo nel 345 a.C. che finì sotto l'influenza di
Roma.
Durante il periodo romano Gaeta divenne un luogo di villeggiatura
molto rinomato frequentato da imperatori, ricchi patrizi romani, da
consoli e da famosi senatori dell'epoca. Per favorire la loro
venuta fu persino costruita una nuova strada romana, la Via Flacca,
più breve rispetto all'Appia.
Di quel periodo restano visibili molte vestigia, come ad esempio il
Mausoleo che sorge sulla sommità di Monte Orlando di Lucio Munazio
Planco, console romano, prefetto dell'Urbe, generale di Giulio
Cesare (attraversò con lui il fiume Rubicone, fu al suo fianco
nelle campagne galliche) di Marco Antonio e di Ottaviano detto
"Augusto".
Con la decadenza del'Impero Romano
d'Occidente iniziò un periodo buio di transizione, caratterizzato
da continui saccheggi ad opera delle popolazioni barbariche prima e
dei saraceni poi.
Proprio per la sua caratteristica posizione su di una penisola
naturale, facilmente difendibile, piano piano si trasformò in un
"castrum": Gaeta fu fortificata con cinte murarie e sulle pendici
di Monte Orlando; sulla zona alta dell'antico borgo medioevale
sorse il castello di Gaeta a difesa dell'abitato, e le popolazioni
delle zone limitrofe si trasferirono all'interno delle mura per
trovare ospitalità, rifugio e protezione.
Le prime notizie del castello risalgono al VI secolo d.C. nella
guerra contro i Goti, nel X secolo se ne fa cenno all'interno delle
carte del "Codex", ma notizie certe della sua esistenza si hanno
nel XII secolo, durante la dominazione Sveva. Infatti Federico II
di Svevia venne in diverse occasioni a Gaeta e, durante le lotte
tra guelfi e ghibellini, creò delle fortificazioni per difendere
meglio i confini del suo regno: nel 1223 fece costruire quelle per
il castello di Gaeta (che quindi era già esistente
all'epoca).
Già nell'VIII secolo d.C. Gaeta si rese
autonoma dall'autorità imperiale e nell'anno 839 la carica di Ipata
venne assunta da Costantino, figlio del conte Anatolio. Il Ducato
di Gaeta nacque ufficialmente solo un secolo dopo, quando Giovanni
I Caetani assunse il titolo di duca di Gaeta nel 917. Il ducato di
Gaeta durò per circa due secoli, durante i quali Gaeta ebbe una
propria solidità militare, un'autonomia politica dall'Impero Romano
d'Oriente, un'autonomia giurisdizionale, dei propri istituti
giuridici civici, una propria moneta (il "follaro") ed era dedita
ai ricchi traffici commerciali via mare.
I Gaetani (o Caetani) che hanno il
blasone familiare uguale a quello della città di Gaeta con
l'aggiunta dei pali rossi in campo d'oro d'Aragona, mantenne il
dominio sulla città di Gaeta fino all'inizio dell'XII secolo,
quando il duca Giovanni V fu deposto dal Principe di Capua, dopo
l'invasione normanna della città del 1140, ad opera di Ruggero II
della dinastia degli Altavilla, che però fu benevolo nei confronti
di Gaeta e le lasciò numerosi privilegi come ad esempio una certa
autonomia politica e una moneta propria. Con Ruggero II nacque
quello che per i successivi sette secoli sarà un regno unitario, e
Gaeta divenne città di confine tra tale regno e lo Stato della
Chiesa. In questo periodo, così come durante la dominazione Sveva
(1194-1266) la città ricoprì un ruolo politico
secondario.
Durante il periodo Angioino, invece,
(1266-1435) la città tornò alla ribalta sulla scena del Regno. Dal
1378 fu per qualche anno la residenza dell'antipapa Clemente VII,
alleato della Regina Giovanna I. Dal 1387 vi si stabilì,
temporaneamente in esilio, l’erede al trono Ladislao dei
d'Angiò-Durazzo, che celebrò in città le sue nozze con Costanza
Chiaromonte. Anche la futura Regina Giovanna II, sorella di
Ladislao, soggiornò per molto tempo a Gaeta, dove scelse di farsi
incoronare nel 1419.
Gaeta subì
ben quattordici assedi che coincisero con importanti avvenimenti, a
partire dalla sconfitta del ducato di Gaeta (con annessione al
Regno di Sicilia) fino all'ultimo assedio, quello tenuto dalle
truppe del generale piemontese Enrico Cialdini nel 1861 (che sarà
nominato duca di Gaeta) e che diede inizio all'unità
d'Italia.
Con
la dominazione spagnola, iniziata nel 1504, il ruolo di
"piazzaforte del Regno di Napoli" fu ancora di più accentuato e la
città fu dotata di nuovissime fortificazioni bastionate, alle
pendici del Monte Orlando aggiornate contro le ultime e più potenti
armi da fuoco.
Fu
con l'arrivo degli spagnoli che alcuni personaggi politici, passati
in disgrazia, vennero costretti ad abbandonare Gaeta, tra cui Giovanni
Caboto, che si rifugiò a Venezia, prendendone la cittadinanza 15
anni dopo. Nel 1571 si radunò nel porto di Gaeta la flotta
pontificia che, al comando dell'ammiraglio Marcantonio Colonna,
salpò il 24 giugno 1571 per unirsi al resto della flotta cristiana,
comandata da don Giovanni d'Austria, per combattere i
saraceni.
Il comandante della flotta pontificia aveva ricevuto il 20 giugno
1571 dal Papa San Pio V lo Stendardo di Lepanto, realizzato in
seta, che doveva essere issato sulla nave ammiraglia
pontificia.
L'ammiraglio Colonna nella Cattedrale di Gaeta, davanti a
Sant'Erasmo, fece voto che se avesse vinto avrebbe donato lo
Stendardo di Lepanto alla Cattedrale di Gaeta e lo avrebbe posto ai
piedi del santo, patrono dei marinai.
La battaglia navale tra la flotta della "Lega Santa" e la flotta
dell'Impero Ottomano ebbe luogo il 7 ottobre 1571 a Lepanto e fu
vinta dalle forze cristiane. Al suo ritorno in Gaeta Marcantonio
Colonna mantenne fede al giuramento fatto.
Nel 1734 Gaeta fu conquistata da Carlo III di Borbone, fondatore
del ramo napoletano della dinastia dei Borbone.
Il 25 novembre 1848 il papa Pio IX si rifugiò a Gaeta, ospite dei
Borbone, in seguito alla proclamazione della Repubblica Romana ad
opera di Giuseppe Mazzini, e vi rimase fino al 4 settembre 1849,
periodo durante il quale Gaeta assunse la denominazione di "Secondo
Stato della Chiesa". E fu proprio durante questo soggiorno che papa
Pio IX venne illuminato dallo Spirito Santo durante le sue
preghiere presso la Cappella d'Oro e proclamò il Dogma
dell'Immacolata Concezione al suo ritorno a Roma.
Il 13 febbraio 1861 Francesco II di Borbone si arrese a Gaeta,
ultimo baluardo del suo regno, capitolando all'assedio delle truppe
del generale Enrico Cialdini (assedio di Gaeta
(1860-1861)): finì così di
esistere il Regno delle Due Sicilie e iniziò l'unità d'Italia ad
opera dei Savoia. Da questo momento in poi iniziò la lenta
decadenza di Gaeta come importante centro politico, militare e
amministrativo.
Il Borgo di Gaeta, frazione di Gaeta fuori le mura, con Regio
Decreto del 15 marzo 1897, diventò comune autonomo sotto la spinta
dei suoi esponenti liberali. Prese il nome di Comune di Elena in
onore dell’allora principessa Elena, futura regina d'Italia.
Trenta anni dopo, esattamente con Regio Decreto del 17 febbraio
1927, i Comuni di Gaeta e di Elena vennero uniti nuovamente sotto
il nome Gaeta. Borgo di Gaeta oggi si identifica come rione Porto
Salvo.
La città, storicamente parte dell'antica provincia di Terra di
Lavoro in Campania, fu trasferita al Lazio nel periodo fascista,
quando venne incorporata nella nascente Provincia di Littoria
(Latina)