Nel Parco regionale
urbano di Monte Orlando non è tutta opera dell'uomo quella che si
può ammirare, lo spettacolo più bello e più suggestivo è quello
creato da madre natura, "La Montagna Spaccata".
Dove le sue pareti rocciose vengono bagnate dal mare la montagna
presenta tre fenditure che secondo gli antichi scritti si sono
aperte nel momento in cui Cristo crocefisso morì, allorché, secondo
le Scritture, si squarciò il velo del tempio di Gerusalemme.
Ci si accede attraverso il corridoio della Via Crucis, poi si
scende nella fenditura per mezzo di una scalinata di 35 gradini
(foto
1)
sospesa tra il cielo ed il mare, essi erano appoggiati su spranghe
di ferro, che consentivano di
vedere il mare sottostante, gli attuali gradini
in muratura risalgono al tempo di
Re Ferdinando II.
Si noti la perfetta corrispondenza tra le sporgenze e le rientranze
delle due pareti, se esse dovessero richiudersi combacerebbero
quasi perfettamente.
Scendendo per gli scalini si nota una forma impressa nella roccia,
"La mano del Turco" (foto al
lato), la leggenda vuole che
un turco miscredente fu invitato a posare la mano sulla roccia, che
al suo tocco si ritrasse lasciando per sempre impressa l'impronta
della sua mano.
Finiti gli scalini ci si trova davanti la cappella del Crocefisso
(foto
2),
costruita sul macigno caduto in seguito all'apertura della
fenditure ed incastratosi nel mezzo a 30 mt sul livello del mare
costruita nella prima metà del 1400, dal tetto della quale si può
ammirare la fenditura ed il mare sottostante (foto 3, 4 e
5).
S. Filippo Neri fu uno
dei santi che più volte visitò la Cappella del Crocefisso
(foto
7)
quando era un semplice pellegrino, fu ai piedi del crocefisso che
decise di abbandonare la sua vita e dedicarsi a Dio, spesso si
attardava fino a sera pregando e meditando e si riposava su questo
angolo roccioso che poi venne chiamato "Letto di San Filippo"
(foto
8).
A sinistra del Santuario
si scende nella seconda fenditura, avvenuta per lo slittamento
delle rocce, la spaccatura a forma di arco di sesto acuto si chiama
la Grotta del Turco perchè serviva da nascondiglio ai pirati
saraceni che di notte uscivano a depredare il litorale per oltre 60
anni dall'846 al 915 quando furono sconfitti dai gaetani nella
battaglia del Garigliano.
La scalinata costruità dai padri del santuario nel 1957 consente la
discesa fino al mare nel fondo della grotta, dopo 85 scalini si può
già ammirare l'imponenza e la bellezza della grotta fino ad
arrivare in fondo al gradino n° 285.