Gaeta... la perla del Tirreno....
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Area protetta di Monte Orlando

L’area protetta di Monte Orlando ha un’estensione di 89 ettari (59 di area terrestre e 30 di area marina), è inserita nel contesto del tessuto urbano del comune di Gaeta e rappresenta la parte terminale del sistema montuoso dei Monti Aurunci.
I numerosi resti archeologici di epoca romana e le strutture belliche di epoca borbonica, inserite nel rigoglioso fiorire della macchia mediterranea che avvolge l’intera collina, hanno fatto si che nel 1986 la regione Lazio, su istanza di diverse associazioni locali, abbia ritenuto necessario tutelare questo territorio che oggi è parte integrante del Parco Regionale Riviera di Ulisse.
Oltre alle varie opportunità escursionistiche l’area protetta di Monte Orlando offre anche la possibilità di indimenticabili immersioni subacquee nei fondali del tratto di area marina protetta, antistanti le falesie a strapiombo, che ospitano una varietà di specie viventi e strutture geologiche di grande bellezza.

Parco regionale Riviera di Ulisse sede centrale Gaeta (LT) 04024 via E. Filiberto, 2 tel. 0771-743070 Fax 0771-451415 info @ parcorivieradiulisse.it

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Il territorio

Dalla forma tipicamente tondeggiante è legato a settentrione alla terraferma da una sottile striscia di terra e termina nella parte meridionale con un alta costa rocciosa di cui sono caratteristiche le spettacolari falesie.
Il territorio risente dell’azione corrosiva dell’acqua, infatti, la pioggia penetrando nelle roccie dissolve il carbonato di calcio in esse contenuto dando origine a numerose forme carsiche.
Anche il mare ha contribuito a dare forma al promontorio e, nel corso del tempo, con il suo moto ondoso, ha modellato ed inciso le rocce lasciando segni evidenti segni della sua azione particolarmente riconoscibile nei solchi di battigia (tracce fossili dell’antico livello del mare). Le rocce che costituiscono il promontorio di Monte Orlando si sono formate nel Cretacico, quando in un ambiente molto simile all’attuale arcipelago delle Bahamas, si depositarono enormi quantità di gusci calcarei di organismi marini. Questi attraverso milioni di anni, si sono trasformati in rocce e, solo negli ultimi quattro milioni di anni, sono emersi dal fondo del mare per costituire il territorio così come oggi lo conosciamo.

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La vegetazione


I fattori climatici e le caratteristiche del suolo, unitamente all’azione dell’uomo che sin dall’antichità ha utilizzato Monte Orlando, hanno orientato e condizionato la formazione della vegetazione che, attualmente, è suddivisibile in flora rupestre, garica, macchia bassa e bosco. Il bosco, che rappresenta la fase matura della vegetazione, è caratterizzato dalla prevalenza di leccio, tuttavia, per un largo tratto dell’area protetta, vi è la dominanza del pino e, in misura molto minore, della roverella, inserita intorno al 1850 dai Borbone. Le zone più esposte agli agenti atmosferici, all’azione antropica e, infineall’azione del mare sono ricoperte da associazioni vegetazionali sempre meno rilevanti. Si passa da zone di macchia bassa con grande diffusione di specie arbustive quali il lentisco. Il mirto, l’alaterno, il ciste l’erica, alla gariga, che è lo stato più degradato della macchia mediterranea con prevalenza di specie erbacee (peraltro molto numerose) tra cui spicca per diffusione lo strame e radi cespugli di rosmarino ed altri arbusti.
Infine sulle ripide falesie, aggrappate in ridotte sacche di terreno, è possibile osservare il pino d’aleppo, il ginepro fenicio oltre alla preziosa presenza della palma nana, unica palma spontanea d’Europa, del raro malvone delle rupi e di una minuscola felce che vive nelle fessure fra le rocce.

La fauna


La presenza della fauna su Monte Orlando ha risentito, da sempre, dell’azione dell’uomo e della posizione geografica dell’area stessa. Le specie più interessanti si ritrovano in ambienti poco disturbati, come le falesie, dove trovano riparo molte specie di uccelli tra cui il picchio muraiolo, il passero solitario, diversi gabbiani e rondoni.
Di particolare rilevanza è la presenza del falco pellegrino facile da osservare nei cieli del Parco mentre volteggia indisturbato durante le sue attività di caccia.
Spostandoci all’interno dell’area protetta incontriamo la tipica avifauna dell’ambiente mediterraneo, con numerosi passeriformi, il merlo, l’upupa, la ghiandaia e il gheppio.
Durante la notte è frequente udire i versi dei rapaci notturni come il barbagianni, la civetta e l’assiolo. Passeggiando lungo i sentieri che costeggiano il bosco dove è presente il pino d’aleppo, è possibile notare le numerose pigne rosicchiate in modo da sembrare delle vere opere d’arte, frutto dell’attività di roditori come il ghiro o il topo campagnolo. La fauna minore, infine, è rappresentata dalla lucertola, il biacco e la luscengola fra i rettili, mentre il rospo comune e la raganella sono i più diffusi tra gli anfibi.

L’ecosistema marino


Il fondale marino varia da un minimo di 2 metri fino ad una profondità massima di 18 metri e, verso il largo, raggiunge i 40 metri.
Diverse sono le grotte subacquee, famosa è quella detta “Grotta del maresciallo”, posta ad una profondità di circa 16 metri.
La parte a terra è ricoperta dalla macchia mediterranea. La flora acquatica comprende le alghe brune e rosse, la lattuga di mare, la cladafora e i residui di una prateria di posidonia, dove trovano rifugio gli ultimi esemplari di pinna squamosa. Per la fauna sono presenti vari organismi quali: spirografi, gorgonie, margherite di mare, pomodori di mare, attinie, nudibranchi e stelle marine, tra queste ultime la stella rossa nonché gasteropodi, bivalvi, lepri marine, fiocchi di mare (Anellidi) e variopinte spugne. Numerosi sono infine i polpi e diverse specie di piccoli crostacei.
Tra i pesci vanno segnalati: l’orata, la triglia, il tordo d’alga, il sarago e la donzella, lo scorfano, la corvina, il fragolino, la spigola, la cernia, e non è raro incontrare esemplari di cavalluccio marino.


Le rilevanze storiche e archeologiche


Anche a Monte Orlando il corso del tempo e la storia dell’uomo hanno lasciato tracce indelebili che destano sempre la costante attenzione da parte dei visitatori.
E’ noto che la stessa Gaeta è stata rinomata fortezza rivestendo, nei secoli, un ruolo preminente per il regno meridionale.
Con Carlo V, Monte Orlando stesso diviene parte integrante della piazzaforte Gaetana e, verso la metà del Cinquecento, si progetta il primo fronte di terra, rivolto verso l’istmo, dando inizio ad una lunga serie d’interventi su tutta l’area del colle, sempre con scopi militari,
Sorgono perciò, diverse strutture, come bastioni, batterie, polveriere e altre costruzioni che ancora oggi, sono visibili nelle diverse zone del Parco, conferendogli un aspetto tutto particolare.
Tra le opere che rivestono un forte grado d’interesse per il visitatore sono da menzionare la cinta bastionata detta di Carlo V, la batteria detta Phillipsthal (nella quale sono ubicate le tombe dello stesso principe di Phillipsthal e del generale Vallongue, entrambi protagonisti dell’assedio di Gaeta del 1806), la poderosa batteria Regina e la panoramica batteria Trinità, posta nelle adiacenze del famoso santuario della Montagna Spaccata.
Parimenti importante è anche tutto il complesso delle polveriere Carolina, Trabacco e Ferdinando, quest’ultimo oggi sede museale.

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