Gaeta... la perla del Tirreno....
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La ritirata dei Borbone da Napoli

La sera del 6 Settembre del 1860, visto l'avvicinarsi delle truppe garibaldine, seguendo un consiglio del suo Ministro Liborio Romano, Francesco II di Borbone lascia Napoli a bordo della nave da guerra il "Messaggero" accompagnato dalla regina Maria Sofia di Baviera e da 17 guardie nobili del corpo, senza tentare una benché minima resistenza, facilitandone così la conquista.La flotta borbonica, presente all'ancora nella rada di Napoli, rifiuta di seguire in navigazione "Il Messaggero", e la cosa più umiliante è che al comando della flotta borbonica vi sia l'Ammiraglio Luigi di Borbone, conte di Aquila e zio di Francesco II.Così l'unica nave militare che accompagna il re a Gaeta è la "Partenope".
L'esercito borbonico invece, ancora potente e fedele alla dinastia, si attesta sulla linea del fiume Volturno, operando a nord dalla fortezza di Gaeta e, a sud, dalla città fortificata di Capua. Da queste posizioni viene condotta la sfortunata iniziativa che porta alla battaglia del Volturno.
Perduta anch'essa, il re e le truppe si attestano, per un'ultima eroica resistenza, su Gaeta.

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L'inizio dell'assedio

Il Corpo d'Assedio dell'Esercito Piemontese é composto da: 18.000 soldati, 1.600 cavalli, 66 cannoni a canna rigata e 180 cannoni a lunga gittata. Le batterie di artiglieria sono allestite a Castellone, alla Canzatora, a Monte Cristo, a Monte Lombone,nella valle di Calegna.
Le forze navali rimaste fedeli a Francesco II sono composte da 5 unità da guerra napoletane (Partenope, Delfino, Messaggero, Saetta, Etna), mentre le forze di terra, troppo ingenti per essere ospitate tutte entro le mura di Gaeta, sono composte da 3 Reggimenti di Cacciatori, comandati dal Colonnello Pianelli, disposte parte nel Borgo di Gaeta e parte sul Colle dei Cappuccini, 4 Compagnie di Svizzeri, comandate dal Capitano Hess, dislocate sul promontorio di Torre Viola, un Reggimento dislocato nei pressi del cimitero e un altro Reggimento ospitato sul Colle Atratina, infine altri 5 Reggimenti disposti fuori le mura di Gaeta sull'istmo di Montesecco.
Inoltre sono presenti nel porto di Gaeta 4 navi da guerra spagnole (Vulcan, Colon, Villa de Bilbao, Generale Alava), 1 nave da guerra prussiana (Loreley), 7 navi da guerra francesi (Bretagne, Fontenoy, Saint Luis, Imperial, Alexandre, Prony, Descartes).
Il 5 novembre 1860 il Generale Enrico Cialdini, Comandante del Corpo di Assedio piemontese, stabilisce il suo avamposto presso la Cappella di Conca, aiutato da alcuni ufficiali dell'esercito borbonico unitisi agli invasori piemontesi, tra cui il Maggiore del Genio Giacomo Guarinelli, buon conoscitore della Piazzaforte di Gaeta, in modo tale da poter ben guidare il fuoco dell'artiglieria piemontese e centrare senza troppe difficoltà gli obiettivi militari.
Le ostilità via terra contro i borbonici rifugiati in Gaeta hanno inizio l'11 novembre 1860.
Il 19 gennaio 1861 le navi da guerra straniere presenti in rada, che fino a quel momento avevano impedito l'assedio da mare della roccaforte gaetana, salpano e vanno via.
Sempre il 19 gennaio 1861 la flotta dei Savoia, all'ancora a Napoli, salpa per Gaeta e si ancora a Mola di Gaeta. Detta flotta, al comando dell'ammiraglio Persano, è composta dal 10 unita da guerra: Maria Adelaide (ammiraglia), Costituzione, Ardita, Veloce, Carlo Alberto, Confidenza, Vittorio Emanuele I, Monzambano, Garibaldi (ex vascello da guerra borbonico) e Vinzaglio.Il 20 gennaio 1861 alle ore 08,30 una nave da guerra piemontese battendo bandiera diplomatica si avvicina a Gaeta ed entra in porto. Quindi consegna la lettera di notifica di inizio del blocco di Gaeta anche per via mare.
Dal 22 gennaio 1861 la flotta piemontese inizia a collaborare con le forze assedianti di terra nel bombardare da mare la piazzaforte di Gaeta, inoltre blocca e fa tornare indietro tutte le navi estere che tentano l'approdo al porto di Gaeta, allo scopo di impedire l'approvvigionamento di viveri, soldati e armi a Gaeta.
Il 24 gennaio 1861 arrivano in rinforzo alla flotta piemontese le navi da guerra Palestro, Curtatone, Fieramosca, Fulminante, Re Galantuomo.

Conclusione dell'assedio

L'assedio dura 102 giorni, di cui 75 trascorsi sotto il fuoco nemico.Tra tutti gli assedi subiti da Gaeta nella sua millenaria storia di fortezza militare (fin dall'846), questo è il più ingente per i mezzi militari impegnati.
Il 5 febbraio 1861 alle ore 16,00 il magazzino delle munizioni della batteria S. Antonio, centrata da una granata nemica, esplode, e crea una breccia nei bastioni di protezione e la perdita di oltre 42.000 cartucce da carabina e da fucile. Nel crollo muoiono molti artiglieri napoletani. Viene prontamente allestista una batteria con 2 cannoni per impedire al nemico di poterne fare uso per entrare in Gaeta via mare.
Fonti borboniche, mai confermate, sostengono che tale episodio sia stato in realtà un atto di sabotaggio.Nel frattempo, il generale Cialdini, nelle retrovie, in previsione dell'imminente fine dell'assedio, inizia a far esercitare i propri soldati all'uso delle scale.
L'11 febbraio 1861 il re Francesco II di Borbone, per risparmiare ulteriore sangue, lutti e dolori ai soldati della guarnigione di Gaeta (ormai ridotta a 610 Ufficiali e 11916 soldati sui 22000 presenti all'inizio dell'assedio) e alla popolazione civile che vi abita, dà mandato al Governatore della piazzaforte di negoziare la resa di Gaeta.
Un manipolo di ufficiali borbonici si reca a Mola di Gaeta via mare per trattare la resa e vi resta per due giorni.Nel frattempo, pur essendo in corso le trattative della resa, il generale Cialdini fa continuare il bombardamento di Gaeta giustificandosi che, pur contento di iniziare le trattative di resa, non può accogliere una richiesta di tregua essendo sua abitudine continuare le ostilità finché non viene firmata la capitolazione.
Il 13 febbraio 1861 alle ore 18,15 le artiglierie di entrambi gli schieramenti smettono le ostilità entrando in vigore il cessate il fuoco a seguito della firma della capitolazione e la guarnigione fuoriesce dalla piazzaforte con l'onore delle armi.
Il Trattato della Capitolazione di Gaeta stabilisce, tra le altre cose: "Gli ufficiali conserveranno le loro armi, i loro cavalli bardati e tutto ciò che loro appartiene e sono falcoltati altresì a ritenere presso di loro i trabanti rispettivi".
A tutti gli Ufficiali, Sottufficiali del disciolto Esercito Borbonico delle Due Sicilie, vengono concessi due mesi di tempo per decidere se riprendere servizio nell'Esercito Piemontese conservando il proprio grado militare di provenienza o se essere prosciolti dalla ferma militare. Oltre 50.000 soldati borbonici vennero invece deportati nelle carceri piemontesi, morirono tutti di stenti[citazione necessaria]. Molti soldati scampati all'eccidio si ritireranno nelle montagne e insieme a contadini ed al resto delle popolazioni locali inizieranno una lunga guerriglia nel nome di sua maestà Francesco II, denominata "brigantaggio" secondo la propaganda sabauda.
Prima che che le truppe dell'esercito piemontese possano entrare nella piazzaforte di Gaeta, il re Francesco II di Borbone e la regina Maria Sofia di Baviera, seguiti da principi e ministri, si imbarcano sulla nave da guerra francese "Mouette" per recarsi in esilio a Roma, ospiti del Papa, dove inizieranno a organizzare la guerriglia popolare che ormai era esplosa in tutto il regno. L'impresa sarà tuttavia destinata al fallimento.

Si ringrazia per le fotografie Vincenzo D'Amico di "A Nazione Napulitana"

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